Quando lavoriamo con Azure Storage, ci affidiamo a una soluzione di archiviazione altamente scalabile e resistente che ci consente di salvare dati strutturati e non strutturati su scala globale. Uno dei suoi punti di forza è la geo-ridondanza, che protegge i nostri dati replicandoli automaticamente in un'altra regione. Tuttavia, in caso di interruzioni di servizio non pianificate, dobbiamo sapere come garantire la continuità operativa.
La funzionalità di failover gestito dal cliente risolve questo problema, permettendoci di promuovere manualmente la replica secondaria a primaria. Esistono tre tipi: failover pianificato (in anteprima), failover non pianificato e failover gestito da Microsoft. Ognuno ha implicazioni diverse in termini di perdita di dati, configurazione della ridondanza e casi d'uso. La scelta della giusta strategia fa parte di una più ampia pianificazione della continuità operativa e del disaster recovery.
Il failover pianificato è particolarmente utile per testare l'efficacia della nostra strategia di ripristino in caso di disastri. In questo scenario, le regioni primaria e secondaria si scambiano i ruoli senza perdita di dati, purché entrambe siano pienamente operative. Durante il processo, gli endpoint della regione primaria diventano temporaneamente in sola lettura per consentire la replica finale dei dati verso la secondaria. Successivamente, Azure aggiorna automaticamente i record DNS, facendo sì che gli endpoint secondari diventino i nuovi endpoint primari. Gli URI rimangono invariati, ma i client iniziano a connettersi alla nuova regione primaria grazie alla modifica DNS. Questo comportamento garantisce continuità senza bisogno di aggiornamenti nelle applicazioni.
Essendo una funzionalità in anteprima, è necessario prima abilitare la feature AllowSoftFailover a livello di sottoscrizione.
Per utilizzare questa funzionalità, dal portale di Azure, accediamo al nostro account e selezioniamo Redundancy sotto Data management.

Dopo aver confermato la configurazione geo-ridondante (GRS, RA-GRS, GZRS, RA-GZRS), possiamo selezionare Prepare for failover.

Dopo la conferma, lo stato del failover può essere monitorato in Notifications, nel registro delle attività e nella sezione Redundancy.
Infine, ricordiamoci che il failover è una misura temporanea, utile per testare i nostri piani di emergenza o rispondere a guasti, ma non va considerato come parte di una strategia di migrazione. Per quella, sono disponibili strumenti come AzCopy o Azure PowerShell che permettono di copiare i dati in modo controllato verso un account in un'altra regione.
Per ripristinare la configurazione originale, è sufficiente ripetere la procedura di failover una seconda volta, riportando la regione primaria al suo stato iniziale. Anche in questo caso, Azure garantisce la sincronizzazione completa dei dati e la gestione automatica degli endpoint.
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